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Cimice asiatica sull'olivo

Un rischio emergente

La cimice asiatica può colpire anche l'olivo La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto originario dell'Asia orientale che negli ultimi anni si è stabilmente diffuso in gran parte del territorio italiano. Si tratta di una specie estremamente polifaga, capace di alimentarsi su un numero molto elevato di piante coltivate e spontanee. In Italia è stata osservata per la prima volta con popolazioni infestanti nel 2012 in Emilia-Romagna e oggi è considerata ampiamente diffusa sul territorio nazionale.

La maggior parte dei danni economicamente più rilevanti causati dalla cimice asiatica in Italia ha riguardato soprattutto la frutticoltura. Questo non significa però che l'olivo debba essere considerato estraneo al problema.
Le punture di alimentazione possono infatti interessare anche le drupe dell'olivo e, in determinate condizioni, incidere sia sulla quantità sia sulla qualità della produzione. Per questo motivo la presenza della cimice nell'oliveto merita di essere monitorata, soprattutto nelle aree nelle quali le popolazioni dell'insetto risultano elevate.

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto polifago che può alimentarsi anche sull'olivo. Le punture sulle drupe possono provocare cascola precoce, riduzione della quantità di olio e alterazioni del frutto che possono influire sulla qualità dell'olio. Nell'oliveto il rischio deve essere valutato attraverso il monitoraggio della presenza dell'insetto e dei danni, evitando di confondere la semplice presenza della cimice con la necessità di un trattamento.


Inquadramento tassonomico


Ordine: Hemiptera
Famiglia: Pentatomidae
Genere: Halyomorpha
Specie: Halyomorpha halys

Il nome comune più utilizzato è cimice asiatica, ma viene indicata anche come cimice asiatica marmorizzata.
È un insetto appartenente agli eterotteri e possiede un apparato boccale pungente-succhiante. Attraverso gli stiletti boccali perfora i tessuti vegetali e ne aspira i liquidi. Questa modalità di alimentazione spiega la natura dei danni: l'insetto non consuma direttamente il frutto come farebbe un insetto masticatore, ma provoca una lesione localizzata attraverso la quale altera i tessuti vegetali.

Come riconoscere la cimice asiatica


L'adulto di Halyomorpha halys presenta generalmente una colorazione bruno-marmorizzata e una forma tipicamente pentagonale. Un elemento utile per distinguerla da alcune specie simili è rappresentato dalle caratteristiche delle antenne e del margine dell'addome, che presenta una tipica alternanza di bande chiare e scure.

Durante la stagione vegetativa possono essere osservati anche gli stadi giovanili, che presentano caratteristiche morfologiche differenti rispetto all'adulto. Il riconoscimento dell'insetto è importante, ma nell'oliveto non deve essere confusa la semplice presenza della specie con un'infestazione dannosa.
La valutazione deve infatti considerare contemporaneamente presenza dell'insetto, fase fenologica dell'olivo, presenza di punture sulle drupe e andamento della popolazione.

Il ciclo di sviluppo della cimice asiatica


La cimice asiatica trascorre l'inverno principalmente come adulto, trovando riparo in luoghi protetti. Con l'aumento delle temperature riprende l'attività e inizia ad alimentarsi sulle piante ospiti. Durante la stagione vegetativa la femmina depone le uova in gruppi e da queste emergono gli stadi giovanili, che attraversano diverse fasi prima di raggiungere lo stadio adulto.

Il ciclo è strettamente influenzato dalle condizioni ambientali e dalla disponibilità di piante ospiti. La grande polifagia della specie rappresenta uno degli elementi che ne hanno favorito l'insediamento nei nuovi territori.

Fine inverno - primavera

Ripresa dell'attività

Gli adulti svernanti escono dai ripari e riprendono l'alimentazione sulle piante ospiti disponibili.

Primavera - estate

Deposizione delle uova

Le femmine depongono le uova sulle piante ospiti e inizia lo sviluppo delle nuove generazioni.

Estate

Sviluppo delle forme giovanili

Le forme giovanili attraversano diverse fasi di sviluppo alimentandosi sulle piante ospiti.

Estate - autunno

Adulti e dispersione

Gli adulti delle nuove generazioni si spostano tra differenti piante ospiti seguendo la disponibilità di risorse alimentari.

Autunno - inverno

Svernamento

Gli adulti cercano ripari nei quali trascorrere la stagione fredda e il ciclo riprende successivamente con l'aumento delle temperature.



Quali danni può provocare sull'olivo


Il rapporto tra cimice asiatica e olivo merita particolare attenzione perché le punture di alimentazione possono interessare le drupe in differenti fasi di sviluppo. Secondo le indicazioni riportate dal CREA, le punture effettuate prima dell'indurimento del nocciolo possono provocare cascola precoce, determinando una riduzione del numero di olive che arrivano alla raccolta.

Quando invece l'attacco avviene successivamente alla lignificazione del nocciolo, le drupe colpite possono presentare una minore quantità di olio. Le punture possono inoltre alterare la fisiologia del frutto e favorire l'ingresso di microrganismi patogeni fungini o batterici. II problema non riguarda quindi soltanto la quantità della produzione.

Le alterazioni provocate dalle punture possono avere conseguenze anche sulla qualità della materia prima destinata alla trasformazione, con possibili ripercussioni sulla composizione e sulle caratteristiche aromatiche dell'olio.

Perché rappresenta un rischio emergente per l'olivo


Definire la cimice asiatica un rischio emergente per l'olivo non significa sostenere che sia già una delle principali avversità della coltura in tutti gli areali italiani. Il punto è un altro.

La specie è ormai ampiamente presente sul territorio nazionale, è altamente polifaga e possiede una notevole capacità di spostamento. La sua presenza nell'ambiente agricolo può quindi creare nuove occasioni di interazione con colture che in precedenza non rappresentavano il principale bersaglio economico dell'insetto.

L'olivo presenta inoltre un'importante caratteristica: è una coltura arborea permanente, inserita spesso in paesaggi agricoli caratterizzati dalla presenza contemporanea di numerose altre specie vegetali. Un insetto così polifago può quindi utilizzare differenti ospiti durante il proprio ciclo, spostandosi tra colture e vegetazione spontanea. Per questo motivo la presenza della cimice nell'oliveto deve essere osservata nel contesto del territorio, senza limitarsi a controllare esclusivamente le singole piante di olivo.

Il punto chiave
La presenza della cimice asiatica nell'oliveto non significa automaticamente che sia necessario intervenire. Il rischio deve essere valutato attraverso il monitoraggio della popolazione, la fase di sviluppo delle olive e la presenza di danni. La gestione deve essere proporzionata al rischio reale e non alla semplice osservazione occasionale dell'insetto.


Il monitoraggio è fondamentale


La gestione della cimice asiatica deve partire dal monitoraggio. L'obiettivo non è semplicemente stabilire se l'insetto è presente, ma comprendere quanto è presente, dove si concentra e se la sua presenza sta producendo danni sulle drupe.

Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai bordi dell'oliveto e alle aree in prossimità di altre colture o vegetazione che possono rappresentare fonti di alimentazione per la cimice. L'osservazione diretta delle piante deve essere accompagnata, quando previsto dalle strategie di monitoraggio locali, dall'utilizzo di strumenti e metodi specifici per seguire l'andamento delle popolazioni. Un monitoraggio ben impostato permette di distinguere una presenza occasionale da una situazione nella quale la pressione dell'insetto può diventare significativa.

Non trattare la presenza, trattare il rischio


Uno degli aspetti più complessi nella gestione della cimice asiatica è la sua elevata mobilità.
La cimice può spostarsi tra differenti piante ospiti e questo rende difficile ottenere un controllo stabile attraverso interventi ripetuti. CREA sottolinea proprio come mobilità e polifagia siano tra i principali fattori che rendono problematico un approccio basato esclusivamente sull'impiego di insetticidi.

Per l'olivicoltore questo significa che la difesa non dovrebbe essere costruita sulla semplice presenza dell'insetto. Prima di qualsiasi intervento è necessario verificare la reale situazione dell'oliveto, valutare la presenza di danni e fare riferimento ai prodotti autorizzati, alle relative etichette e alle indicazioni dei disciplinari di produzione applicabili. La strategia deve essere quindi basata sul monitoraggio e sulla valutazione del rischio, non su un calendario prefissato.

Il controllo biologico e la vespa samurai


Uno degli aspetti più interessanti della ricerca sulla cimice asiatica riguarda il controllo biologico. In Italia sono stati sviluppati programmi di lotta biologica classica basati sul rilascio controllato di Trissolcus japonicus, un imenottero oofago comunemente conosciuto come vespa samurai.

Questo parassitoide utilizza le uova della cimice asiatica per completare il proprio sviluppo e può quindi contribuire alla riduzione naturale delle popolazioni dell'insetto. Nei territori di origine della cimice, il parassitoide rappresenta uno dei principali fattori naturali di limitazione delle popolazioni di Halyomorpha halys. In Italia sono stati realizzati programmi regionali di rilascio e monitoraggio di Trissolcus japonicus, coordinati nell'ambito dei programmi nazionali di controllo biologico. Questo non significa che la vespa samurai possa essere considerata una soluzione autonoma al problema nell'oliveto.
Il controllo biologico deve essere valutato nel contesto dell'ecosistema agricolo e delle popolazioni locali della cimice, integrandolo con il monitoraggio e con le altre strategie disponibili.

Una gestione integrata anche per l'olivo


La cimice asiatica rappresenta un buon esempio di come la difesa fitosanitaria debba adattarsi alle caratteristiche dell'avversità. Un insetto altamente mobile e polifago non può essere gestito efficacemente considerando soltanto la singola pianta sulla quale viene osservato. È necessario conoscere il territorio, le colture presenti, le possibili fonti di infestazione e l'evoluzione della popolazione.

Nell'oliveto la strategia può quindi essere ricondotta a pochi principi fondamentali:

  • monitorare la presenza dell'insetto, soprattutto nei periodi di maggiore attività;

  • controllare le drupe per individuare eventuali punture e danni;

  • osservare i bordi dell'oliveto e le colture o aree vegetate circostanti;

  • valutare la reale pressione dell'insetto prima di prendere decisioni di difesa;

  • considerare gli organismi utili e le strategie di controllo biologico presenti nel territorio;

  • utilizzare esclusivamente mezzi di difesa autorizzati e secondo le condizioni previste dall'etichetta e dai disciplinari applicabili.


Il rischio va seguito nel tempo


La cimice asiatica è ormai una presenza stabile negli agroecosistemi italiani e la sua gestione rappresenta una sfida soprattutto per le colture sulle quali può provocare danni economicamente significativi. Per l'olivo è importante mantenere un approccio equilibrato.
Non bisogna trasformare ogni avvistamento in un'emergenza fitosanitaria, ma nemmeno ignorare una specie che possiede caratteristiche biologiche tali da permetterle di utilizzare numerose piante ospiti e di spostarsi rapidamente tra differenti ambienti.

Il monitoraggio diventa quindi lo strumento attraverso il quale capire se una presenza occasionale sta diventando un problema reale. Per un'olivicoltura sempre più orientata alla difesa integrata, significa osservare prima di intervenire e utilizzare i dati raccolti per prendere decisioni proporzionate alla situazione dell'azienda.

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Fonti: CREA - Difesa e Certificazione; CREA futuro; EPPO Global Database

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