Dalle quattro domande di base: chi sei, a chi vuoi parlare, con quali strumenti e con quale continuità. Scegliere prima i canali (es. aprire un profilo Instagram) senza aver risposto a queste domande è la causa più comune di risultati deludenti.
No, i social sono uno degli strumenti possibili, non la strategia in sé. Il marketing comprende anche brand identity, packaging, posizionamento di prezzo, scelta dei canali di vendita, sito web e comunicazione continuativa nel tempo.
Il primo passo è conoscere il costo di produzione reale: senza quel dato, qualsiasi prezzo è una scommessa. Il secondo passo è capire quale posizionamento vuoi occupare sul mercato, perché prodotti simili possono avere prezzi molto diversi in base al valore percepito.
Diversificare riduce il rischio e amplia il mercato raggiungibile, ma va fatto con criterio: meglio presidiare bene due o tre canali coerenti con la propria strategia che essere presenti ovunque in modo superficiale.
Sì, spesso più che per una grande azienda: un piccolo produttore può offrire a ristoranti selezionati un prodotto distintivo che una grande distribuzione non può garantire, costruendo relazioni dirette con pochi clienti di qualità invece che grandi volumi anonimi.
Dipende dalla leva: una fiera o una campagna mirata possono generare contatti immediati, mentre costruire una reputazione riconosciuta attraverso contenuti e presenza costante richiede mesi o stagioni. Le due velocità vanno messe a sistema, non scelte in alternativa.
Dipende dall'obiettivo: visibilità (visite al sito, follower), interesse (contatti, iscrizioni), conversione (vendite, prenotazioni) e fedeltà (riacquisti, apertura email). Concentrarsi solo sui numeri di visibilità è l'errore più comune.