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Lebbra o antracnosi dell'olivo

Cause e sintomi

La lebbra dell'olivo, conosciuta anche come antracnosi, è una malattia fungina che interessa soprattutto le drupe e che può provocare danni importanti alla produzione. È conosciuta nelle aree olivicole italiane da oltre un secolo e, secondo le fonti tecniche disponibili, è particolarmente diffusa negli areali meridionali, con una maggiore incidenza nelle zone dove l'umidità rimane elevata.

Il nome "lebbra" deriva dall'aspetto assunto dai frutti colpiti: le olive presentano lesioni che progressivamente si estendono, provocano il raggrinzimento della drupa e possono portare alla sua completa mummificazione.

Il problema non riguarda però soltanto la presenza del fungo. L'andamento della malattia è fortemente condizionato dalle condizioni ambientali e dalla presenza di ferite sulla vegetazione e sui frutti. Piogge e umidità elevate possono infatti favorire infezioni diffuse, mentre le lesioni provocate da altri organismi, in particolare dalla mosca delle olive, possono facilitare la penetrazione del patogeno.
La lebbra o antracnosi dell'olivo è una malattia fungina associata a Colletotrichum gloeosporioides. Colpisce soprattutto le drupe durante l'invaiatura e la maturazione, provocando macchie depresse, raggrinzimento, marciume e infine mummificazione del frutto. Le infezioni sono favorite da condizioni di elevata umidità e dalla presenza di ferite che facilitano la penetrazione del fungo.


Inquadramento tassonomico: cos'è la lebbra dell'olivo?


La lebbra o antracnosi è una malattia fungina dell'olivo associata a Colletotrichum gloeosporioides. Nella classificazione delle principali fitopatie dell'olivo viene inserita tra le malattie fungine più importanti insieme a occhio di pavone, verticillosi e cercosporiosi. La malattia presenta un andamento fortemente legato all'ambiente. Negli anni caratterizzati da condizioni più asciutte la sua incidenza può ridursi sensibilmente, mentre periodi piovosi e caratterizzati da elevata umidità possono favorire una maggiore diffusione del fungo. Le manifestazioni risultano particolarmente evidenti negli ambienti di pianura e fondovalle, dove l'umidità tende a permanere più a lungo.

Per questo motivo non tutti gli oliveti presentano lo stesso livello di rischio. La presenza del patogeno deve essere valutata insieme alla situazione microclimatica dell'impianto, alla densità della vegetazione, all'andamento delle precipitazioni e alla presenza di frutti feriti.

Come riconoscere la lebbra dell'olivo


Il riconoscimento della malattia deve concentrarsi soprattutto sulle drupe durante l'invaiatura e la maturazione. È in questa fase che la sintomatologia diventa particolarmente evidente. I primi sintomi sui frutti sono rappresentati da tacche rotondeggianti di colore livido. Con l'avanzare dell'infezione le lesioni si ampliano, il tessuto interessato si raggrinzisce e il sintomo può estendersi progressivamente fino a coinvolgere una parte consistente del pericarpo.

Il frutto perde progressivamente consistenza e peso fino ad assumere il caratteristico aspetto mummificato, da cui deriva uno dei tratti più riconoscibili della malattia. Le infezioni risultano generalmente più frequenti sulle drupe collocate nella parte bassa della chioma. In questa zona l'umidità può essere maggiore e l'inoculo proveniente dalle parti superiori della pianta può ricadere sui frutti sottostanti.

La lebbra può interessare anche la vegetazione. Le infezioni risultano particolarmente intense nelle annate caratterizzate da primavere miti e piovose e possono coinvolgere foglie, giovani rametti e altri organi verdi. Sulle foglie i sintomi iniziali possono manifestarsi come clorosi, mentre successivamente compaiono aree necrotiche color cuoio.

I danni provocati dalla lebbra dell'olivo


I danni più importanti sono a carico delle drupe. L'infezione provoca il deterioramento del frutto, ne riduce il peso e può determinarne la caduta anticipata.
Nelle infezioni più intense la riduzione del peso della singola drupa può arrivare fino al 40%, mentre nei casi più gravi le perdite produttive complessive possono raggiungere il 50%.

Il danno non si limita però alla quantità di olive raccolte. Quando le drupe infette vengono comunque destinate alla trasformazione, la qualità dell'olio può risultare fortemente compromessa. Le fonti tecniche riportano oli caratterizzati da una colorazione rosata più o meno intensa e da valori di acidità molto elevati, che nei casi descritti possono arrivare al 12-13%. La lebbra deve quindi essere considerata non soltanto come una malattia capace di provocare perdita di produzione, ma anche come un'avversità che può incidere direttamente sulla qualità della materia prima destinata al frantoio.

Il punto chiave
La lebbra si previene soprattutto gestendo il rischio prima dell'invaiatura. Umidità, piogge, presenza di inoculo e ferite sui frutti possono favorire l'infezione. Per questo il monitoraggio dell'oliveto e la protezione della vegetazione devono essere collegati all'andamento climatico e alla fase fenologica, non a un calendario fisso.


Il ciclo di sviluppo della lebbra dell'olivo


Il fungo può conservarsi all'interno dei frutti colpiti e delle altre parti vegetali infette. Le fonti tecniche indicano la presenza del patogeno sotto forma di periteci, micelio o conidi nei tessuti vegetali attaccati e nei frutti marciti. Con l'arrivo di condizioni favorevoli, l'inoculo può raggiungere la nuova vegetazione e i frutti. Il patogeno è in grado di penetrare direttamente nei tessuti, ma le infezioni risultano più frequenti quando sono presenti ferite o aperture naturali.

Un ruolo importante può essere svolto dalle lesioni provocate dalla mosca delle olive (Bactrocera oleae). Le punture dell'insetto possono infatti creare una porta di ingresso per il fungo e, secondo la fonte tecnica, la mosca può anche contribuire alla diffusione dell'inoculo.
Le condizioni ambientali hanno un ruolo determinante. Per lo sviluppo del fungo vengono indicate temperature comprese indicativamente tra 16 e 25 °C, con un optimum intorno ai 21-22 °C.

Fine inverno - primavera

Il fungo può interessare la vegetazione

Primavere miti e piovose favoriscono le infezioni su foglie, giovani rametti e altri organi verdi della pianta.

Estate

I sintomi fogliari diventano evidenti

Le foglie colpite possono sviluppare aree necrotiche color cuoio, mentre il fungo può essere ancora presente nei rami di un anno associati alla vegetazione sintomatica.

Invaiatura

L'infezione raggiunge le drupe

In autunno, quando le olive iniziano a invaiare o sono già mature, la malattia si manifesta sui frutti con tacche livide che progressivamente si ampliano e provocano il raggrinzimento del pericarpo.

Autunno - maturazione

Il frutto si mummifica e cade

L'infezione può interessare progressivamente l'intero frutto, provocandone la mummificazione, la perdita di peso e la cascola anticipata.



Come si diffonde la lebbra nell'oliveto?


La diffusione della lebbra è strettamente collegata alla presenza di inoculo e alle condizioni ambientali che ne favoriscono l'infezione. I frutti marciti e le parti vegetali colpite rappresentano una fonte di conservazione del fungo. Da questi tessuti il patogeno può successivamente diffondersi sulla nuova vegetazione e sulle drupe.

Particolare attenzione deve essere riservata alle zone della chioma caratterizzate da maggiore umidità. Le drupe situate nella parte bassa della chioma risultano infatti maggiormente esposte, sia per le condizioni microclimatiche sia per la ricaduta dell'inoculo proveniente dalle parti superiori. Anche la presenza di ferite può modificare sensibilmente il rischio. Le lesioni provocate da insetti o altri agenti possono facilitare l'ingresso del fungo nei tessuti, rendendo particolarmente importante il monitoraggio delle principali avversità che danneggiano le drupe.

Difesa dalla lebbra dell'olivo


La difesa deve essere impostata considerando insieme andamento meteorologico, fase fenologica, presenza della malattia e quantità di inoculo.
Le fonti tecniche indicano nei prodotti rameici lo strumento di maggiore efficacia per il controllo della malattia. Gli interventi primaverili sulla nuova vegetazione possono contribuire a ridurre le infezioni fogliari e la carica di inoculo presente sulla pianta, mentre la protezione della vegetazione deve essere valutata in funzione del rischio dell'anno.
Per la protezione delle drupe assume particolare importanza il periodo che precede e accompagna l'invaiatura. La fonte disponibile indica interventi autunnali a distanza di circa 3-4 settimane dall'inizio dell'invaiatura.

Questo dato non deve però essere interpretato come un calendario rigido. Il momento dell'intervento deve essere valutato sulla base delle condizioni effettive dell'oliveto e delle autorizzazioni riportate nell'etichetta dei prodotti fitosanitari utilizzabili.

Un altro elemento importante è la gestione delle ferite. Poiché il fungo può penetrare attraverso lesioni provocate da altri organismi, il controllo delle principali avversità che danneggiano le drupe contribuisce indirettamente alla riduzione del rischio di infezione.

Consigli pratici per gestire la lebbra dell'olivo


La gestione della lebbra richiede soprattutto attenzione nei periodi in cui la combinazione tra temperatura, pioggia e umidità crea condizioni favorevoli allo sviluppo del fungo.

  • Monitora le drupe durante l'invaiatura — è la fase nella quale i sintomi della malattia diventano particolarmente evidenti;

  • Controlla soprattutto la parte bassa della chioma — dove l'umidità può essere maggiore e l'inoculo può accumularsi;

  • Osserva la presenza di olive lesionate — le ferite possono facilitare la penetrazione del patogeno;

  • Presta attenzione alla mosca delle olive — le sue punture possono creare condizioni favorevoli all'infezione;

  • Considera l'andamento delle precipitazioni — annate miti e piovose possono favorire una maggiore pressione della malattia;

  • Evita una chioma eccessivamente umida e poco ventilata — una corretta gestione della vegetazione contribuisce a migliorare il microclima dell'oliveto;

  • Monitora i frutti fino alla raccolta — le infezioni possono determinare cascola anticipata e perdita di prodotto;

  • Valuta la necessità degli interventi fungicidi in funzione del rischio reale dell'oliveto e delle condizioni meteorologiche;

  • Utilizza esclusivamente prodotti autorizzati, rispettando sempre quanto previsto dall'etichetta per coltura, avversità, dose, numero di applicazioni e intervallo di sicurezza.


La lebbra si combatte conoscendo il momento del rischio


La lebbra dell'olivo è una malattia nella quale il rapporto tra patogeno, ambiente e fase fenologica assume un'importanza decisiva.Non basta quindi riconoscere la caratteristica mummificazione delle olive quando il danno è già evidente. Bisogna osservare l'oliveto nelle settimane precedenti, valutare l'andamento delle piogge, controllare la presenza di ferite sui frutti e prestare particolare attenzione alle zone della chioma dove l'umidità tende a rimanere più a lungo.

La difesa diventa così parte di una strategia più ampia: monitorare, prevenire e intervenire quando il rischio è concreto, evitando di trasformare il trattamento fitosanitario in un intervento automatico.

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Fonti: Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio - Principali patogeni e difesa; Dr.Agricultura - Guida alla difesa dell'olivo

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