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Malattie e parassiti dell'olivo

Linee guida alla difesa

Dr. Agricultura non è un agronomo convenzionale. Non è un marketer. Non è un consulente SEO. È l'esperto che aiuta le aziende agricole a produrre meglio, creare più valore e vendere meglio. Questa guida risponde alla prima parte di quella promessa: produrre meglio.

L'olivo è una pianta rustica, ma non immune. L'agroecosistema oliveto è piuttosto stabile, rispetto ad altre colture. Esistono diversi parassiti in grado di attaccarlo, ma quelli in grado di causare un danno economicamente rilevante sono solo una decina. Sapere quali sono, come riconoscerle e quando intervenire è la differenza tra un'annata normale e un'annata compromessa.

Non tutte le avversità richiedono lo stesso livello di attenzione ogni anno: dipende dal clima della stagione, dalla zona geografica, dalla storia fitosanitaria dell'oliveto. Per questo la difesa efficace parte sempre dall'osservazione diretta, non da un protocollo fisso.

Questa guida raccoglie le principali avversità dell'olivo organizzate per categoria — insetti, funghi, batteri e virus — con le indicazioni per riconoscerle e difendersi, in convenzionale come in biologico.




L'oliveto: un ecosistema con poche vere minacce


Delle oltre 140 specie fitofaghe potenzialmente dannose censite nel bacino del Mediterraneo (116 insetti e 30 acari), solo tre continuano storicamente a rappresentare una minaccia di rilievo per la produzione olivicola: la mosca delle olive e in minor modo la cocciniglia mezzo grano di pepe e la tignola dell'olivo. Gli altri fitofagi possono causare danni, ma solo in situazioni particolari — piante giovani, vivai, oliveti già indeboliti. Esistono delle piccole differenze di strategia di difesa, a seconda se si opera su un nuovo impianto o su uno già in produzione. Per saperne di più: Nuovo oliveto: impostare un piano di difesa fitosanitaria.

Sul fronte delle malattie, la situazione è per certi versi ancora più semplice: una sola specie batterica (la rogna) e quattro funghi (occhio di pavone, verticillosi, lebbra, cercosporiosi) possono compromettere l'assetto vegetativo, la produzione o la vitalità della pianta. A questi si aggiunge, nelle regioni interessate, il batterio da quarantena Xylella fastidiosa.

Difesa fitosanitaria dell'olivo significa riconoscere per tempo i segnali di un'infestazione o di un'infezione e intervenire nel momento in cui il trattamento è ancora efficace — non dopo, quando il danno è già visibile. Richiede conoscenza del ciclo biologico di ogni avversità, monitoraggio costante e una strategia calibrata sull'oliveto specifico, non un calendario standard uguale per tutti.



Insetti: le tre minacce principali e i fitofagi secondari



Mosca delle olive


La mosca delle olive (Bactrocera oleae) è, per la maggior parte degli olivicoltori italiani, l'avversità più temuta. La femmina depone le uova all'interno della drupa, e la larva che si sviluppa, si nutre della polpa, causando cascola prematura e — soprattutto — un aumento dell'acidità e difetti sensoriali nell'olio che nessuna tecnica di frangitura può correggere. A livello mondiale si stima che la mosca determini una contrazione media della produzione di circa il 5%, con perdite economiche superiori agli 800 milioni di dollari l'anno; in alcune aree e su certe varietà le perdite possono superare l'80% della produzione di olio.

Il tema è talmente centrale che gli abbiamo dedicato approfondimenti specifici:
Bactrocera oleae: il nemico silenzioso dell'olio extravergine
Caolino contro la mosca delle olive: come funziona e quando usarlo,
Trappole per la mosca delle olive: quali scegliere e come usarle
Modelli previsionali per la mosca delle olive: come funzionano
Mosca delle olive morfologia, ciclo biologico e danni
Soglie economiche di intervento contro la mosca delle olive
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Tignola dell'olivo


La tignola dell'olivo (Prays oleae) a differenza della mosca, compie tre generazioni all'anno con abitudini alimentari diverse: la generazione svernante è fillofaga (si nutre di foglie), quella primaverile-estiva è antofaga (attacca i fiori) e quella autunnale è carpofaga (attacca il frutto).

Delle tre, solo la generazione carpofaga è potenzialmente capace di causare danni economicamente rilevanti: la larva neonata penetra nel frutticino appena formato e si nutre dell'endocarpo, provocando cascola. La generazione fillofaga causa danni quasi sempre solo estetici; quella antofaga raramente ha impatto, perché le nostre varietà presentano tipicamente un'abbondante fioritura con una colatura naturale dei fiori già attorno al 90%.

La cascola causata dalla tignola rappresenta di solito, sulle varietà da olio, solo una quota modesta della cascola autunnale complessiva: un motivo in più per non confondere l'intervento contro la tignola con quello contro la mosca, che restano due strategie distinte.


Il monitoraggio si basa su trappole a feromone sessuale, che permettono di individuare il picco del secondo volo (quello che precede la generazione carpofaga) e programmare l'eventuale intervento 7-10 giorni dopo, quando si raggiunge l'80% di uova schiuse. Le soglie di tolleranza per la generazione carpofaga si aggirano, sulle varietà da olio, attorno al 30-40% di olivine infestate — sensibilmente più alte di quelle della mosca, perché la mortalità naturale di uova e larve giovani è elevata.
Per ulteriori dettagli sull'insetto: Tignola dell'olivo sintomi ciclo e strategia di difesa


Cocciniglia mezzo grano di pepe


La cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) prende il nome dalla forma dell'insetto adulto, simile a un piccolo grano di pepe scuro attaccato a rami e foglie. Si nutre della linfa della pianta e produce melata, su cui si sviluppa la fumaggine — un rivestimento fungino nerastro che riduce la capacità fotosintetica delle foglie colpite.

Le infestazioni più gravi si osservano in chiome dense e poco arieggiate. La difesa integrata privilegia il controllo biologico: diversi imenotteri del genere Metaphycus (in particolare M. lounsburyi e M. helvolus) sono tra i parassitoidi più efficaci contro questa cocciniglia, insieme a coccinellidi predatori come Chilocorus bipustulatus. Quando serve un intervento diretto, gli oli minerali bianchi distribuiti a fine inverno restano il compromesso più equilibrato tra efficacia ed ecocompatibilità, ammessi anche in regime biologico.

Cocciniglia mezzo grano di pepe sull'olivo: sintomi e difesa. In questo articolo di approfondimento troverai le informazione dettagliate per poter riconoscere l'insetto ed eventualmente combatterlo.

Insetti dannosi in oliveto

Altri fitofagi minori da conoscere


Oltre alle tre minacce principali, esistono fitofagi meno noti che comunque vale la pena saper riconoscere — soprattutto per chi ha impiantato un oliveto da poco.

Cantaride dell'olivo (Lytta vesicatoria)

Un coleottero dal caratteristico colore verde metallico, che compare occasionalmente in primavera. Causa erosioni fogliari localizzate e può danneggiare i germogli non ancora lignificati sulle piante più giovani. Nella maggior parte dei casi non richiede alcun intervento fitosanitario.

Margaronia o piralide dell'olivo (Palpita unionalis)

Le larve si nutrono delle foglie dei germogli e delle drupe, ma i danni riguardano quasi esclusivamente piante in vivaio e giovani impianti — nelle piante adulte l'incidenza è trascurabile. In Italia centrale può svolgere fino a cinque generazioni l'anno.

Moscerino suggiscorza dell'olivo (Resseliella oleisuga)

Un piccolo dittero cecidomide le cui larve si sviluppano sotto la corteccia di rametti e branchette, in corrispondenza di ferite (grandine, tagli di potatura, punture di altri insetti), causando pseudogallerie che possono portare al disseccamento della porzione distale del ramo. È temibile soprattutto nei vivai e nei giovani impianti, dove può causare perdite di piante commerciabili del 10-20%; su piante adulte già in produzione il danno resta invece relativamente limitato.

Questi fitofagi condividono una caratteristica: nella maggior parte delle stagioni il monitoraggio è sufficiente, e l'intervento diretto resta l'eccezione, non la regola.


Altri insetti che possono causare danni in situazioni particolari, soprattutto su piante stressate o giovani, sono il rodilegno giallo (Zeuzera pyrina), il tripide dell'olivo (Liothrips oleae), il cotonello (Euphyllura olivina), la cocciniglia ovale grigia (Parlatoria oleae) e alcuni coleotteri scolitidi come il fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides) e l'ilesino (Hylesinus oleiperda), questi ultimi legati soprattutto a piante già indebolite o a residui di potatura non gestiti correttamente.

Se vuoi approfondire la tematica leggi: Insetti minori in oliveto: come riconoscerli e quando intervenire e Cimice asiatica sull'olivo: un rischio emergente


Funghi: le principali malattie fungine dell'olivo



Occhio di pavone


L'occhio di pavone (Spilocaea oleagina) è la più importante e diffusa malattia fungina dell'olivo. Il nome deriva dall'aspetto delle macchie che compaiono sulla pagina superiore delle foglie: cerchi giallo-bruni con un alone concentrico. Le infezioni sono maggiori negli impianti ad alta densità e nelle zone vallive con maggiore persistenza di umidità.

Per una nuova infezione è necessario che la superficie fogliare resti coperta da un velo d'acqua per diverse ore, con temperature ottimali tra 18 e 20°C — condizioni tipiche di primavera e autunno. Nei casi più gravi, la defogliazione che ne consegue riduce la funzionalità vegetativa e produttiva della pianta.

La strategia di trattamento va calibrata sull'annata: nelle annate di "scarica" produttiva sono indicati i trattamenti rameici, che pur contenendo la malattia possono accentuare la filloptosi; nelle annate di "carica" — quando si vuole sostenere la produzione — si preferiscono altri fungicidi non defollianti. La suscettibilità varietale è nota: cultivar come Leccino mostrano minore suscettibilità, mentre altre risultano più esposte.

Per approfondire la tematica: Occhio di pavone sintomi ciclo e difesa. In questo articolo troverai le informazioni necessarie per poter riconoscere l'occhio di pavone ed eventualmente creare una strategia di difesa.

Cercosporiosi (piombatura dell'olivo)


La cercosporiosi, o piombatura dell'olivo, è causata dal fungo Mycocentrospora cladosporioides. Per molto tempo è stata considerata una malattia secondaria, gestita quasi per caso con gli stessi trattamenti rameici pensati per l'occhio di pavone — negli ultimi anni si osserva però una maggiore pressione della malattia, con danni più significativi.

I sintomi si distinguono da quelli dell'occhio di pavone: sulla pagina inferiore della foglia compaiono le caratteristiche macchie grigio-piombo — da cui il nome — dovute alle strutture riproduttive del fungo. Nei casi più gravi la malattia può interessare anche i frutti, con chiazze rosso-brune che ricordano l'inizio dell'invaiatura. Cercosporiosi dell'olivo: sintomi e difesa. In questo articolo troverai gli approfondimenti del caso.

I trattamenti rameici già previsti contro l'occhio di pavone hanno effetto anche sulla cercosporiosi. Sono note cultivar più suscettibili (Frantoio, Moraiolo, Rosciola, Ogliarola, Moresca) e meno suscettibili (Tonda Iblea, Nocellara etnea, Leccino).

Piombatura o cercosporiosi olivo

Verticillosi


La verticillosi (Verticillium dahliae) è un fungo terricolo. Si conserva nel terreno per numerosi anni sotto forma di microsclerozi e penetra nella pianta attraverso l'apparato radicale, spesso in corrispondenza di microferite o durante il trapianto.

Si manifesta in due forme principali: una cronica, meno grave, su piante adulte, e una acuta (sindrome apoplettica), più frequente e spesso letale sulle giovani piante. Un fattore di rischio importante è la consociazione, nelle prime fasi di impianto dell'oliveto, con colture orticole fortemente suscettibili al fungo come pomodoro, patata, peperone e melanzana, che possono costituire una fonte di infezione iniziale del terreno.

Contro la verticillosi la lotta chimica resta poco efficace: la vera difesa è preventiva, e passa dalla scelta di marze certamente sane in vivaio, dall'evitare consociazioni con solanacee e cucurbitacee, e dalla scelta di cultivar a bassa suscettibilità.


Tra le cultivar a bassa suscettibilità figurano Coratina, Frantoio, Urano, Arbequina e Arbosana; tra quelle più suscettibili, Leccino, Ascolana e Sant'Agostino — un'informazione da tenere presente proprio in fase di scelta varietale per un nuovo impianto.

Per ulteriori informazioni: Verticillosi come riconoscerla e prevenirla

Lebbra o antracnosi


La lebbra o antracnosi (Colletotrichum gloeosporioides) è nota nelle aree olivicole italiane fin dai primi del '900 e si riscontra soprattutto nelle regioni meridionali (Calabria e Sicilia). Colpisce le drupe in autunno, quando iniziano a invaiare o sono già mature, causandone il marciume con la caratteristica "mummificazione".

Il fungo penetra spesso attraverso ferite provocate da altri parassiti — in particolare la mosca delle olive, che può fungere anche da vettore d'inoculo. I danni sono essenzialmente a carico dei frutti, che cadono precocemente; se utilizzati comunque per la trasformazione, producono oli scadenti, con colorazione rosata e acidità che può arrivare al 12-13%. Il trattamento più efficace resta a base di prodotti rameici, distribuiti in autunno a distanza di 3-4 settimane dall'inizio dell'invaiatura.

Per approfondire la tematica: Lebbra o antracnosi dell'olivo cause e sintomi

Altre malattie fungine minori


Esistono altre malattie fungine dell'olivo, meno diffuse ma da conoscere:

Marciume dei frutti (Camarosporium dalmatica) — riconoscibile da una macchia bruna sulla drupa, in corrispondenza delle punture di ovideposizione della mosca. Rilevante soprattutto per la produzione di olive da mensa.

Brusca parassitaria (Stictis panizzei) — disseccamenti fogliari localizzati, favoriti da elevata umidità e alte temperature autunnali. Raramente interessa l'intero oliveto e non richiede trattamenti specifici oltre a quelli già previsti contro altre malattie fungine.

Marciume radicale (Armillaria mellea e Rosellinia necatrix) — funghi che attaccano l'apparato radicale causando deperimento e, nei casi più gravi, la morte della pianta. La difesa si basa su misure di profilassi, in particolare un buon drenaggio del terreno per evitare ristagni idrici.

Fumaggine — non una malattia a sé, ma la conseguenza della melata prodotta dalla cocciniglia mezzo grano di pepe (e da altri insetti), su cui si insediano funghi saprofiti che formano un feltro nero sulla vegetazione. La difesa più efficace è indiretta: eliminare la cocciniglia che la genera. Per approfondire questa malattia, che non colpisce solo l'olivo, puoi leggere Fumaggine dell'olivo: cause e rimedi

Carie o lupa del legno — un complesso di funghi che degrada il legno di branche e tronco, favorito da grossi tagli di potatura non protetti con mastice cicatrizzante. La prevenzione, quasi mai praticata sull'olivo ma importante, consiste proprio nel proteggere i tagli più grossi al momento della potatura.


Batteri: rogna e Xylella fastidiosa



Rogna dell'olivo


La rogna dell'olivo, o tubercolosi, è una malattia batterica causata da Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, che si manifesta con escrescenze tondeggianti — le tipiche "rogne" o tubercoli — su rami, branche e talvolta foglie e frutti. Il batterio entra nella pianta attraverso ferite: tagli di potatura, danni da grandine, lesioni dovute alla raccolta, screpolature da gelo.

La rogna non è quasi mai un problema isolato: nella maggior parte dei casi segue un evento che ha ferito la pianta — una gelata, una grandinata, una potatura fatta con attrezzi non disinfettati, specialmente se nei giorni successivi si verifica una pioggia.


I periodi di maggiore rischio sono quelli autunno-invernali, quando la caduta naturale delle foglie lascia più cicatrici esposte, e quello primaverile, in caso di gelate tardive. La lotta convenzionale non è agevole, perché non è possibile impiegare prodotti antibiotici sull'olivo: gli interventi si basano su irrorazioni rameiche dopo eventi meteorici predisponenti e sulla disinfezione degli attrezzi di potatura. Anche la scelta varietale ha un ruolo: alcune cultivar mostrano maggiore resistenza agli abbassamenti termici primaverili, un fattore che riduce indirettamente l'esposizione alla malattia.

Per approfondire le dinamiche legate al batterio: Rogna dell'olivo sintomi ciclo e strategia di difesa



Xylella fastidiosa


Xylella fastidiosa è un batterio da quarantena per l'Unione Europea, comparso per la prima volta in Italia nel 2013 nel Salento. È responsabile del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO/OQDS), una malattia vascolare che ostruisce i vasi linfatici della pianta fino a portarla al collasso, e viene trasmesso da insetti vettori come la sputacchina (Philaenus spumarius). Per capire meglio di cosa si tratta: Xylella Fastidiosa cosa è e come si diffonde

A oggi il batterio ha colpito oltre il 40% del territorio pugliese, un'area che ospita più di 21 milioni di olivi, con oltre 10 milioni di piante perse dall'inizio dell'epidemia. Secondo il regolamento europeo 2020/1201, nelle zone infette è consentito impiantare solo cultivar con resistenza o tolleranza dimostrata: Leccino è stata la prima varietà identificata per questa capacità, seguita da FS-17 (Favolosa), Lecciana e Leccio del Corno, autorizzate più di recente dopo studi condotti in collaborazione tra CNR, università pugliesi e Regione Puglia. Per approfondire l'argomento delle cultivar puoi leggere Varietà resistenti alla Xylella

Fuori dalle zone infette, la prevenzione resta lo strumento principale: monitoraggio degli insetti vettori, controllo delle infestanti dove si insediano le forme giovanili della sputacchina, e attenzione al materiale vivaistico proveniente da aree a rischio.


Virus: infezioni silenziose da conoscere


L'olivo ospita un numero sorprendentemente alto di specie virali — se ne contano circa 15, appartenenti a 7 generi diversi — ma quasi tutte con un comportamento molto diverso da quello a cui si è abituati con altre colture: la maggior parte delle infezioni è silente, senza sintomi evidenti, e non è ancora del tutto chiaro quali danni reali provochino sulla produzione.

Solo a poche sindromi è possibile associare con una certa certezza un'origine virale: i frutti "bitorzoluti", con drupe piriformi e più piccole del normale, e un complesso di giallumi fogliari caratterizzato da vistosi ingiallimenti delle foglie e scarsa produttività. Nella maggior parte degli altri casi, i virus restano latenti nella pianta senza manifestazioni riconoscibili.

Proprio perché le infezioni virali sono spesso invisibili, il materiale di propagazione — marze, talee, piante da vivaio — è il principale veicolo di diffusione: un problema che non si vede in campo ma che si trasmette da un impianto all'altro.


L'unica strategia di lotta efficace contro i virus dell'olivo è preventiva: l'impiego di materiale di propagazione certificato, prodotto attraverso programmi di selezione sanitaria che identificano piante "Fonti Primarie" con stato sanitario controllato (virus-controllato o virus-esente). Per chi sta valutando un nuovo impianto, questo si traduce in un consiglio pratico molto concreto: acquistare sempre piantine da vivaisti che possano garantire la tracciabilità sanitaria del materiale, non solo la varietà.


Calendario dei trattamenti e buone pratiche tutto l'anno


Un calendario di riferimento per le malattie e i parassiti che rispondono a trattamenti stagionali, da adattare sempre a zona climatica e storico dell'oliveto:

Calendario di massima
1
Fine inverno — trattamento rameico preventivo contro occhio di pavone, cercosporiosi e rogna; oli minerali contro la cocciniglia svernante;
2
Primavera — avvio del monitoraggio dei voli di mosca delle olive e tignola; osservazione di margaronia e moscerino suggiscorza sugli impianti giovani; eventuale rame post-fioritura in caso di piogge frequenti;
3
Estate — monitoraggio intensivo di mosca delle olive e tignola (generazione carpofaga), interventi mirati solo in base ai dati raccolti;
4
Autunno, dopo la raccolta — trattamento rameico contro occhio di pavone, cercosporiosi e lebbra; gestione e disinfezione degli attrezzi dopo la potatura, per contenere la rogna.


Non tutte le avversità rientrano in questo calendario stagionale. Verticillosi, virus e marciumi radicali si combattono soprattutto con misure agronomiche valide tutto l'anno: scelta di materiale di propagazione certificato, cultivar a bassa suscettibilità dove nota, buon drenaggio del terreno, disinfezione sistematica degli attrezzi di potatura ed evitare consociazioni a rischio nei primi anni di un nuovo impianto. Per avere un quadro completo dei periodi critici in oliveto, puoi consultare Difesa dell'olivo durante tutto l'anno: calendario e monitoraggio


Domande frequenti sulla difesa fitosanitaria dell'olivo


FAQ


Risposte alle domande più comuni

Hai ancora qualche dubbio? Qui trovi le risposte alle domande frequenti ma se non trovi la risposta che stavi cercando non esitare a contattarmi.

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La mosca delle olive è generalmente quella con l'impatto più diretto sulla qualità dell'olio, perché agisce direttamente sulla drupa e sui suoi parametri chimici. Occhio di pavone, cercosporiosi e cocciniglia incidono soprattutto sulla quantità prodotta, indebolendo la pianta nel medio periodo.

Sì, il rame è tra i pochi principi attivi ammessi in biologico per la difesa da funghi e batteri, con limiti quantitativi annui stabiliti dalla normativa. È uno degli strumenti principali contro occhio di pavone, cercosporiosi, lebbra e rogna anche per chi opera in regime biologico.

Nelle zone dichiarate infette, il regolamento europeo consente di impiantare solo cultivar con resistenza o tolleranza dimostrata, come Leccino, FS-17, Lecciana e Leccio del Corno. Fuori da queste aree restano fondamentali prevenzione e monitoraggio degli insetti vettori.

Il danno da grandine è una ferita meccanica visibile subito; la rogna si manifesta successivamente, nel punto della ferita, come una escrescenza tondeggiante che cresce nel tempo. Spesso la grandine è proprio il varco che permette al batterio della rogna di entrare nella pianta.

Dipende dall'avversità: per occhio di pavone, cercosporiosi e rogna un trattamento rameico di prevenzione stagionale resta utile anche dopo un'annata senza sintomi evidenti. Per mosca delle olive e tignola, invece, la scelta va sempre basata sul monitoraggio della stagione in corso, non sull'esperienza dell'anno precedente.

Nella maggior parte dei casi sono fitofagi minori: la cantaride compare in modo occasionale e raramente richiede interventi, mentre margaronia e moscerino suggiscorza interessano soprattutto gli oliveti di nuovo impianto e i vivai. Vanno monitorati, ma senza l'urgenza riservata a mosca, tignola o Xylella.

No, sono due strategie distinte con soglie diverse. La tignola ha tre generazioni con comportamenti diversi (fogliare, floreale, carpofaga) e solo l'ultima è davvero rilevante economicamente; il monitoraggio si basa su trappole a feromone specifiche, diverse da quelle usate per la mosca.

Non esiste una cura diretta: la difesa è preventiva e passa dall'acquisto di materiale di propagazione certificato, prodotto attraverso programmi di selezione sanitaria. È una delle ragioni per cui la scelta del vivaio, in fase di nuovo impianto, non è un dettaglio secondario.



Il campo lo conosci, la difesa la costruiamo insieme


Insetti, funghi, batteri, virus: ogni categoria di avversità ha una logica diversa e richiede un approccio diverso. Non esiste un calendario unico che funzioni per tutti gli oliveti — esiste un metodo di osservazione e monitoraggio che, applicato con costanza, permette di intervenire quando serve davvero, non per abitudine.

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Fonti: Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio (volumi "Principali patogeni e difesa" e "Principali insetti fitofagi e relativi metodi di controllo integrato") - Regolamento UE 2020/1201 - Regione Puglia - CNR - Università di Bari

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