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Xylella

Varietà resistenti e strategie di convivenza

La presenza di Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53 ha modificato profondamente il modo di affrontare l'olivicoltura nelle aree colpite dalla malattia.Dove la pressione del batterio è elevata, la domanda non riguarda più soltanto come evitare l'infezione, ma anche come continuare a coltivare l'olivo in un territorio nel quale il patogeno è ormai presente.

È in questo contesto che assumono particolare importanza le varietà caratterizzate da una maggiore resistenza o tolleranza, insieme alle strategie di gestione del vettore, al monitoraggio e alla corretta progettazione dei nuovi impianti.Non esiste una soluzione unica capace di eliminare il problema. La prospettiva più realistica è quella di costruire una strategia integrata nella quale genetica della pianta, gestione agronomica e controllo epidemiologico lavorino insieme.

Leccino e FS17 (Favolosa) sono tra le cultivar di olivo che hanno mostrato una maggiore resistenza alla Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53 associata al disseccamento rapido dell'olivo in Puglia. La scelta di varietà resistenti o tolleranti può contribuire alla rigenerazione degli oliveti colpiti, ma non elimina il rischio di infezione: monitoraggio, gestione degli insetti vettori e riduzione dell'inoculo rimangono componenti fondamentali della strategia di convivenza.


Resistenza e tolleranza: cosa significano davvero


Quando si parla di varietà resistenti alla Xylella è importante evitare una semplificazione: resistente non significa necessariamente immune. Una pianta può infatti essere infettata dal batterio senza sviluppare la stessa sintomatologia osservata nelle cultivar altamente suscettibili. La differenza può riguardare la quantità di batterio presente nei tessuti, la velocità di progressione della malattia, l'intensità dei sintomi e la capacità della pianta di mantenere nel tempo una vegetazione funzionale.

Gli studi condotti sull'olivo hanno evidenziato proprio questo comportamento nel Leccino: la cultivar può essere infettata, ma manifesta generalmente sintomi molto più contenuti rispetto a cultivar suscettibili come Cellina di Nardò e Ogliarola salentina e presenta popolazioni batteriche inferiori. Anche FS17, conosciuta come Favolosa, ha mostrato una risposta favorevole all'infezione e viene considerata tra le cultivar di riferimento nei programmi di rigenerazione degli oliveti nelle aree interessate.

La distinzione terminologica è quindi importante: nella pratica agronomica si parla spesso di varietà "resistenti", ma il comportamento deve essere valutato in relazione allo specifico ceppo del batterio, alle condizioni ambientali e alla risposta osservata nel tempo.

Leccino: la cultivar simbolo della resistenza alla Xylella


Il Leccino è diventato una delle cultivar più studiate nel contesto dell'emergenza Xylella in Puglia. Le osservazioni condotte negli oliveti colpiti hanno mostrato che le piante di Leccino infette possono mantenere una chioma significativamente più integra rispetto alle cultivar altamente suscettibili.

Studi fisiologici hanno inoltre evidenziato che Leccino e FS17, quando infette, mostrano livelli di stress idrico inferiori rispetto alla cultivar suscettibile Cellina di Nardò. Questo comportamento non significa che il batterio non riesca a colonizzare la pianta, ma che la risposta dell'ospite è differente.

Un ulteriore elemento interessante riguarda la quantità di batterio disponibile per la trasmissione. Una ricerca pubblicata nel 2026 ha mostrato che Leccino e FS17, utilizzate come piante sorgente, permettono agli insetti vettori di acquisire il batterio con un'efficienza molto più bassa rispetto alle cultivar suscettibili. Questo dato apre una prospettiva particolarmente interessante: una varietà resistente non è soltanto una pianta capace di sopportare meglio la presenza del patogeno, ma potrebbe contribuire anche a ridurre la quantità di inoculo disponibile nel territorio.

FS17 o Favolosa: una seconda opzione per la rigenerazione


Accanto al Leccino, FS17, conosciuta commercialmente come Favolosa, rappresenta un'altra cultivar di grande interesse nella gestione degli oliveti interessati da Xylella.

La cultivar ha mostrato una risposta significativamente migliore rispetto alle varietà suscettibili e viene utilizzata nei programmi di reimpianto e rigenerazione delle aree colpite. Un elemento agronomicamente interessante riguarda anche la sua compatibilità riproduttiva con il Leccino. Studi sperimentali hanno evidenziato che FS17 può funzionare come impollinatore del Leccino, caratteristica utile nella progettazione di nuovi impianti nei quali la gestione dell'impollinazione deve essere considerata insieme alla scelta varietale.

La scelta della cultivar, quindi, non dovrebbe essere affrontata soltanto sulla base della resistenza al patogeno. Devono essere valutati anche produttività, caratteristiche dell'olio, epoca di maturazione, gestione della chioma, impollinazione, adattamento all'ambiente e obiettivi economici dell'azienda.

Non esistono soltanto Leccino e FS17


La ricerca sulla resistenza varietale è ancora in evoluzione. Indagini condotte direttamente nelle aree pugliesi caratterizzate da elevata pressione del patogeno hanno individuato ulteriori genotipi con caratteristiche di resistenza, tolleranza o ridotta espressione dei sintomi.

Uno studio pubblicato nel 2024 ha analizzato 171 genotipi di olivo e ha evidenziato, tra la progenie di Leccino, una significativa presenza di fenotipi classificati come altamente resistenti, resistenti o tolleranti. Anche progenie riconducibili a Cellina di Nardò e Ogliarola salentina hanno mostrato alcuni individui con caratteristiche favorevoli. Questi risultati sono importanti soprattutto per il miglioramento genetico.

L'obiettivo della ricerca non è infatti soltanto individuare una cultivar già utilizzabile in campo, ma comprendere quali caratteristiche genetiche permettano alla pianta di limitare gli effetti dell'infezione e utilizzare queste informazioni per sviluppare nuovi materiali vegetali. La ricerca sulla Xylella sta quindi trasformando l'emergenza fitosanitaria anche in una grande opportunità di studio della biodiversità dell'olivo.

CultivarRisposta a XylellaCaratteristicheImpiego
LeccinoResistente / tolleranteBassa severità dei sintomi e capacità di mantenere un buono stato vegetativo nonostante l'infezione.Reimpianto e rigenerazione degli oliveti colpiti.
Favolosa (FS17)Resistente / tolleranteRisposta favorevole all'infezione e sintomatologia generalmente contenuta.Reimpianto e nuovi impianti nelle aree interessate.
LeccianaResistente / tolleranteHa mostrato una buona risposta all'infezione e un buono stato vegetativo delle piante.Utilizzabile nei reimpianti nelle aree dove consentito.
Leccio del CornoResistente / tollerantePuò essere infettato, ma mostra una risposta vegetativa favorevole e limitati fenomeni di disseccamento.Utilizzabile nei reimpianti nelle aree dove consentito.


Quali danni provoca la Xylella nelle varietà suscettibili


Per comprendere il valore della resistenza varietale è necessario ricordare cosa accade nelle cultivar maggiormente suscettibili. La Xylella colonizza i vasi dello xilema e può interferire con il trasporto dell'acqua all'interno della pianta. Nell'olivo questo processo può determinare bruscatura fogliare, disseccamento dei rami, riduzione della vegetazione, perdita di produttività e progressivo deperimento della chioma.

Nei casi più gravi il disseccamento può interessare progressivamente intere branche e portare alla perdita della pianta. Le cultivar resistenti mostrano invece una risposta molto diversa. Leccino e FS17 possono essere infette, ma tendono a mantenere una maggiore funzionalità della chioma e a sviluppare sintomi molto meno severi. La differenza tra una cultivar suscettibile e una resistente non è quindi soltanto estetica: riguarda direttamente la possibilità di mantenere la produttività dell'impianto nel tempo.

Il punto chiave
La scelta di una varietà resistente non elimina la Xylella dall'oliveto. Permette però di ridurre l'impatto della malattia sulla pianta e, secondo le evidenze più recenti, può contribuire a ridurre anche la quantità di batterio disponibile per la trasmissione da parte degli insetti vettori. La resistenza varietale deve quindi essere considerata come una componente di una strategia più ampia.


La resistenza della pianta non basta


Uno degli aspetti più importanti emersi dalla ricerca recente è che la resistenza varietale e la gestione del vettore devono procedere insieme. Gli studi del 2026 sulla trasmissione hanno mostrato che Leccino e FS17 sono sorgenti meno efficienti per l'acquisizione del batterio da parte di Philaenus spumarius. Tuttavia, quando un insetto infetto si alimenta su una nuova pianta, la probabilità di inoculazione non risulta necessariamente annullata dalla resistenza della cultivar.

Questo significa che piantare una cultivar resistente non permette di ignorare il problema del vettore. La gestione della vegetazione spontanea, il monitoraggio delle popolazioni di sputacchina e il rispetto delle misure fitosanitarie previste nell'area rimangono strumenti essenziali per ridurre la pressione epidemiologica.
La strategia più efficace diventa quindi una combinazione:

  • pianta meno suscettibile — per ridurre l'impatto della malattia;

  • controllo del vettore — per limitare la trasmissione del batterio;

  • monitoraggio — per seguire l'evoluzione della situazione;

  • riduzione dell'inoculo — per diminuire le fonti dalle quali il vettore può acquisire il batterio;

  • materiale vivaistico controllato — per evitare di introdurre il patogeno attraverso lo spostamento di piante infette.


Il ruolo del monitoraggio


La convivenza con la Xylella richiede una gestione molto più attenta del territorio rispetto a un oliveto nel quale il patogeno non è presente. Il monitoraggio deve considerare sia le piante sia gli insetti vettori. Osservare l'eventuale comparsa di sintomi sospetti permette di individuare situazioni che richiedono approfondimenti diagnostici. Il monitoraggio dei vettori permette invece di comprendere la pressione epidemiologica presente nell'area.

Questi dati diventano particolarmente importanti nei nuovi impianti, perché permettono di verificare se la strategia adottata sta effettivamente riducendo il rischio e mantenendo le piante in condizioni produttive. Il monitoraggio non deve quindi essere interpretato come un'attività occasionale, ma come un processo continuo di raccolta e interpretazione delle informazioni.

Rigenerare un oliveto colpito dalla Xylella


Quando un oliveto è stato fortemente compromesso dalla malattia, la scelta di come intervenire diventa una decisione agronomica ed economica di lungo periodo. Il reimpianto con cultivar resistenti rappresenta una delle strategie considerate per la rigenerazione delle aree colpite. In Puglia, Leccino e FS17 sono state utilizzate proprio nell'ambito dei programmi di ripristino della coltivazione olivicola. La progettazione di un nuovo impianto dovrebbe però partire da una valutazione più ampia.

Non basta chiedersi "quale varietà resiste alla Xylella?".

È necessario chiedersi quale combinazione di cultivar, sesto d'impianto, forma di allevamento, gestione del suolo, disponibilità idrica, meccanizzazione e destinazione della produzione possa rendere sostenibile l'azienda nel nuovo contesto. La Xylella diventa quindi anche un'occasione per ripensare l'oliveto non semplicemente come una superficie da ricostituire, ma come un sistema produttivo da progettare nuovamente.

La convivenza passa dalla progettazione dell'oliveto


La parola "convivenza" può sembrare insolita quando si parla di un organismo patogeno. In realtà descrive bene la situazione delle aree nelle quali la Xylella è ormai stabilmente presente. L'obiettivo realistico non è necessariamente eliminare il batterio dal territorio, ma ridurre il suo impatto e limitare le condizioni che ne favoriscono la diffusione.

La scelta varietale diventa quindi il primo livello della strategia, ma non l'unico. Un oliveto composto da cultivar meno suscettibili, gestito attraverso un monitoraggio costante e inserito in un territorio nel quale vengono controllati i vettori e rispettate le misure fitosanitarie, presenta condizioni completamente diverse rispetto a un impianto costituito esclusivamente da cultivar altamente suscettibili.

Le ricerche più recenti stanno rafforzando proprio questa prospettiva. La conferenza europea sulla Xylella del giugno 2026 ha evidenziato come la ricerca stia producendo risultati concreti su resistenza dell'olivo, gestione dei vettori, controllo biologico e sorveglianza.

Dalla resistenza alla resilienza


La vera sfida per l'olivicoltura non consiste quindi semplicemente nel trovare una cultivar "immune" alla Xylella. Si tratta di costruire sistemi produttivi capaci di mantenere funzionalità, produttività e sostenibilità anche in presenza del patogeno.

Leccino e FS17 rappresentano oggi due riferimenti fondamentali, ma la ricerca sta lavorando su una base genetica molto più ampia. La scoperta di nuovi genotipi resistenti e lo studio dei meccanismi biologici alla base della resistenza possono permettere di sviluppare in futuro nuove varietà e strategie di miglioramento genetico.

Nel frattempo, la gestione dell'oliveto deve muoversi su più livelli: scelta varietale, monitoraggio, controllo dei vettori, riduzione dell'inoculo e corretta gestione agronomica. La Xylella ha cambiato il paesaggio olivicolo del Salento. La risposta dell'agricoltura non può essere soltanto difensiva: deve essere anche progettuale.

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Fonti: EFSA; CREA; CNR-IPSP; studi scientifici sulla resistenza varietale a Xylella fastidiosa

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