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Rogna dell'olivo

Sintomi, ciclo e strategie di difesa

La rogna dell'olivo, conosciuta anche come tubercolosi dell'olivo, è una malattia batterica che può interessare rami, branche e altri organi della pianta. A renderla particolarmente insidiosa non è soltanto la presenza dei caratteristici tubercoli, ma soprattutto il modo in cui il batterio riesce a entrare nella pianta: quasi sempre attraverso una ferita.

Per questo motivo la gestione della rogna non può essere separata dalle operazioni che provocano lesioni sulla vegetazione, dagli eventi meteorologici e dalle condizioni ambientali che favoriscono l'infezione.

La rogna dell'olivo è una malattia batterica causata da Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi. Il sintomo più caratteristico è la formazione di tubercoli o escrescenze sui rami e sulle branche. Il batterio penetra principalmente attraverso ferite provocate da potatura, grandine, gelo e operazioni di raccolta, mentre pioggia, elevata umidità e bagnatura della vegetazione favoriscono la diffusione e l'infezione.


Inquadramento tassonomico: che cos'è la rogna dell'olivo?


La rogna dell'olivo è una malattia di origine batterica. L'agente responsabile è Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, un batterio che può vivere anche sulla superficie degli organi vegetali dell'olivo e che trova nella pianta stessa una delle principali fonti di inoculo.

Dal punto di vista fitopatologico, questo aspetto è importante perché la rogna non deve essere interpretata semplicemente come una malattia che compare quando le condizioni climatiche diventano favorevoli. Il batterio può essere già presente nell'oliveto e attendere le condizioni necessarie per penetrare nei tessuti della pianta.

La sua capacità di provocare la formazione dei caratteristici tubercoli è legata alla produzione di fitoregolatori, tra cui auxine e citochinine, da parte dei ceppi virulenti. Sono proprio queste alterazioni dei tessuti vegetali a determinare le escrescenze che permettono spesso di riconoscere la malattia già attraverso un'attenta osservazione della pianta.

Come riconoscere la rogna dell'olivo


Il sintomo più evidente della rogna è la presenza di escrescenze tondeggianti, comunemente chiamate tubercoli o rogne, che si sviluppano soprattutto sui rami e sulle branche.

Inizialmente queste formazioni possono presentarsi come piccoli rigonfiamenti della corteccia. Con il tempo aumentano di dimensione, diventano più evidenti e tendono a lignificare. La loro presenza è particolarmente importante sui giovani rametti e sulle parti produttive della pianta, dove può determinare anche un evidente deterioramento estetico.

La presenza dei tubercoli, tuttavia, deve essere interpretata insieme alla storia recente della pianta. Una rogna che compare dopo una grandinata, una gelata, una potatura o una raccolta particolarmente aggressiva non è un evento casuale: la ferita rappresenta infatti la porta d'ingresso attraverso la quale il batterio può raggiungere i tessuti interni.

I danni della rogna dell'olivo


Il sintomo più caratteristico della rogna dell'olivo, come detto in precedenza è la formazione di escrescenze e tubercoli sui rami e sui giovani germogli. Queste formazioni, inizialmente piccole e poco evidenti, possono aumentare progressivamente di dimensioni fino a diventare noduli ben visibili sulla superficie dei tessuti legnosi.

I danni non sono però limitati alla presenza dei tubercoli. Quando le infezioni sono numerose e interessano rami giovani, le alterazioni dei tessuti possono provocare deperimento dei germogli, riduzione della vigoria e disseccamento dei rami colpiti. Viene alterato il regolare flusso linfatico, in casi particolarmente gravi si può assistere al disseccamento della parte colpita.

La semplice presenza di un tubercolo non compromette le funzioni vitali della pianta.


Nei casi più importanti, soprattutto quando vengono colpiti giovani rami e parti produttive, la malattia può compromettere lo sviluppo vegetativo e la produttività della pianta. Particolarmente delicata è la situazione dei vivai, nei quali la presenza di tubercoli può compromettere la commerciabilità delle piante.

Il punto chiave
La rogna non inizia dal tubercolo: inizia dalla ferita. Per questo, osservare la presenza delle escrescenze è importante per riconoscere la malattia, ma prevenire le condizioni che permettono al batterio di entrare nella pianta è ancora più importante.


Il ciclo di sviluppo della rogna: dalla ferita alla nuova infezione


A differenza di una malattia fungina, per la quale si parla normalmente di spore, germinazione e infezione, nel caso della rogna è più utile seguire il percorso epidemiologico del batterio: presenza sulla pianta, ingresso attraverso una ferita, moltiplicazione nei tessuti, formazione del tubercolo e successiva disseminazione.

01 — Presenza

Il batterio è già nell'ambiente dell'oliveto

Gli organi aerei dell'olivo possono ospitare il microrganismo, che presenta anche una fase epifitica sulla superficie della vegetazione. Le piante infette rappresentano quindi una fonte di inoculo importante.

02 — Ferita

La pianta viene lesionata

Il batterio non penetra direttamente nei tessuti sani. Ha bisogno di una soluzione di continuità: un taglio di potatura, una lesione provocata dalla grandine, un danno da gelo, una cicatrice fogliare o le numerose piccole ferite che possono verificarsi durante la raccolta.

03 — Infezione

Acqua e condizioni ambientali favoriscono l'ingresso

Pioggia, elevata umidità e prolungata bagnatura degli organi vegetali favoriscono il processo infettivo. Le condizioni termiche più favorevoli indicate per l'infezione sono intorno ai 22-25 °C.

04 — Tubercolo

Il batterio si moltiplica e si forma la rogna

Nei tessuti infetti il batterio si moltiplica e, attraverso l'alterazione della crescita cellulare, porta alla formazione dei caratteristici tubercoli. Quelli ancora giovani rappresentano una fonte particolarmente importante di inoculo.

05 — Disseminazione

La pioggia trasporta il batterio

L'acqua può dilavare i batteri presenti sulla superficie dei tubercoli e trasportarli verso altre ferite della stessa pianta o verso altre piante. In questo modo il ciclo della malattia può ripetersi.



Quando aumenta il rischio di infezione?


La presenza del batterio non è sufficiente, da sola, a determinare una nuova infezione. È necessario che coincidano la presenza dell'inoculo, una via d'ingresso rappresentata da una ferita e condizioni ambientali favorevoli.

È proprio questa combinazione a spiegare perché alcuni momenti della stagione siano particolarmente delicati.
Il periodo autunno-invernale può essere favorevole alle infezioni perché la naturale caduta delle foglie aumenta la presenza di cicatrici sulla vegetazione. In primavera, invece, un ruolo importante possono avere le gelate tardive, soprattutto quando provocano lesioni sui tessuti in attività vegetativa.

Anche la raccolta rappresenta un momento da non sottovalutare. La bacchiatura e alcune modalità di raccolta meccanica possono provocare numerose piccole ferite sulla chioma. Se dopo l'operazione si verificano piogge, le condizioni possono diventare favorevoli alla diffusione del batterio e all'insorgenza di nuove infezioni.

Difesa dalla rogna dell'olivo: la prevenzione viene prima del trattamento


La gestione della rogna è una delle situazioni nelle quali la prevenzione agronomica assume un'importanza particolare. Una volta che il batterio è entrato nei tessuti e ha prodotto i tubercoli, infatti, le possibilità di intervento sono più limitate.

La prima strategia consiste quindi nel ridurre le opportunità di ingresso del patogeno. La scelta di cultivar meno suscettibili, quando possibile, può contribuire alla gestione del rischio, così come una conduzione equilibrata dell'oliveto e una corretta esecuzione delle operazioni colturali.

Particolare attenzione deve essere riservata alla potatura. Gli attrezzi devono essere mantenuti puliti e disinfettati, soprattutto quando si passa da piante sospette o infette a piante sane. Allo stesso modo, le operazioni di potatura devono essere organizzate evitando, per quanto possibile, di creare una grande quantità di ferite in condizioni immediatamente favorevoli all'infezione.

Dopo eventi come grandinate e gelate, oppure dopo interventi cesori importanti, la situazione sanitaria dell'oliveto deve essere rivalutata. Sono proprio questi momenti che possono trasformare una semplice lesione in una potenziale porta d'ingresso per il batterio.

Il ruolo dei prodotti rameici


La difesa fitoiatrica dalla rogna non è semplice. Il batterio non può essere gestito facendo affidamento su prodotti antibiotici e, proprio per questo, le strategie disponibili si concentrano soprattutto sulla prevenzione e sull'impiego di prodotti rameici.

Il documento dell'Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio indica l'utilizzo di prodotti rameici in seguito agli eventi meteorici predisponenti e dopo interventi cesori o operazioni di asportazione delle parti infette.

Questo non significa che il rame debba essere utilizzato automaticamente ogni volta che si osserva una rogna. La difesa deve essere inserita all'interno di una strategia complessiva che consideri presenza della malattia, condizioni meteorologiche, fase vegetativa e operazioni eseguite sull'oliveto.

Come sempre, l'impiego dei prodotti fitosanitari deve avvenire esclusivamente secondo quanto previsto dall'etichetta autorizzata per la coltura e per l'avversità.


Rogna dell'olivo: cosa fare in pratica


La gestione della malattia parte quindi dall'osservazione dell'oliveto e dalla capacità di collegare ciò che si vede sulla pianta con gli eventi che si sono verificati nelle settimane precedenti.

  • Controlla regolarmente rami e branche per individuare precocemente la presenza di tubercoli;

  • Presta attenzione alle ferite provocate da potatura, grandine, gelo e raccolta;

  • Disinfetta gli attrezzi di potatura, soprattutto passando da piante infette a piante sane;

  • Monitora l'oliveto dopo gli eventi meteorici che possono provocare lesioni alla vegetazione;

  • Considera le condizioni successive alla raccolta, soprattutto quando sono previste piogge;

  • Intervieni sulle parti fortemente colpite secondo una corretta gestione della potatura e delle operazioni di risanamento;

  • Valuta l'impiego di prodotti rameici nei momenti di rischio e secondo le autorizzazioni riportate in etichetta;

  • Considera la suscettibilità varietale nella gestione complessiva dell'oliveto;

  • Presta particolare attenzione al materiale vivaistico, perché il materiale di propagazione può rappresentare una fonte di inoculo e di diffusione della malattia.


La rogna si previene gestendo le ferite


La rogna dell'olivo è un esempio particolarmente chiaro di come la difesa fitosanitaria non debba essere interpretata soltanto come scelta del prodotto da utilizzare.

Il batterio può essere presente sulla pianta, ma per provocare una nuova infezione ha bisogno di trovare una porta d'ingresso. Potatura, grandine, gelo, raccolta e condizioni di elevata umidità possono quindi diventare elementi di uno stesso processo epidemiologico.

Per questo la prevenzione parte molto prima della comparsa dei tubercoli.

Una potatura eseguita correttamente, strumenti adeguatamente gestiti, attenzione agli eventi meteorici e monitoraggio delle piante permettono di intervenire sulla fase più importante del problema: quella che precede l'infezione.

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Fonti: Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio - Principali patogeni e difesa; Dr.Agricultura - Guida alla difesa dell'olivo

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